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lunedì 5 ottobre 2015

Come convalidare i titoli di studio italiani affinché siano riconosciuti in Brasile


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Titoli di studio universitari e post universitari:
 
Per convalidare un titolo di studio universitario o post-universitario è necessario: 
  • far legalizzare il proprio diploma presso l’Ufficio Territoriale del Governo (ex Prefettura) e in seguito presso il Consolato Generale del Brasile in Italia.
  • Una volta in Brasile, il documento dovrà essere tradotto da traduttore giurato. Per informazioni sui corsi di laurea in Brasile, consultare il Portale dell’INEP (Instituto Nacional de Estudos e Pesquisas Educacionais) http://www.inep.gov.br.


Per informazioni sui corsi di “post lauream” in Brasile, consultare il Portale del CAPES (Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior) dove si possono trovare dati su più di 3000 corsi http://www.capes.gov.br.

Osservazione. Il Consolato Generale del Brasile a Milano non è abilitato a emettere dichiarazioni di equipollenza di titoli di studio italiani, poiché, in virtù dell’autonomia universitaria vigente in Brasile e delle competenze della Segreteria dell’Educazione dello Stato, è prassi delle singole Università e Segreterie valutare, rispettivamente, l’eventuale equivalenza dei titoli di studio.
Per verificare che l’istituto di insegnamento abbia corsi simili o affini alla propria area, consultare l’elenco di istituti alla pagina web http://portal.mec.gov.br/sesu.

Ottenere il riconoscimento del titolo di studio da parte di un'università brasiliana
Questo ulteriore passaggio è richiesto nel caso, ad esempio, si voglia frequentare una specializzazione o un dottorato in Brasile, oppure per alcune professioni, come quella di medico, ingegnere, psicologo, in cui è necessaria l'iscrizione all'albo.
Il procedimento viene svolto dall'università pubblica dello stato brasiliano in cui si decide di stabilirsi (a volte è richiesto un "comprovante di residenza").
I documenti variano a seconda degli stati brasiliani, per cui il consiglio è di rivolgersi direttamente alla segreteria dell'università di riferimento. 
Solitamente, comunque i documenti richiesti sono: 

1) diploma di laurea e storico universitario (elenco di tutti gli esami superati - con votazione - e la durata del corso di laurea).
2) una scheda dell'università italiana (anche presa da internet)
4) copia autenticata della carta d'identità brasiliana (o del passaporto) e del CPF
5) comprovante di residenza

Il procedimento può durare anni e mesi, dipende dal tipo di laurea, dall'università brasiliana in cui si fa la richiesta e da quella di provenienza.

Ma può un laureato lavorare in Brasile senza passare per la convalida dell'università italiana?
Certo, se parliamo del mercato privato. 
Diverso è il discorso per le professioni che richiedono il riconoscimento delle università brasiliane (medico, psicologo, ingegnere per esempio) o nel caso di concorsi pubblici.

Per ulteriori informazioni rimando al gruppo LinkedIn "Italiani in Brasile"


giovedì 28 novembre 2013

Lavorare in Brasile



Premessa


In tempo di crisi sono molti quelli che pensano di trasferirsi all'estero in cerca di lavoro. Se poi, potendo scegliere, si può lasciare il Bel Paese per uno che nell'immaginario collettivo rappresenta la bella vita, le spiagge, il mare e tutto quello che una persona può desiderare...beh, allora l'immaginazione può nascondere la realtà. 


Pensarci bene
Non voglio qui né scoraggiare, né incitare certe decisioni, dettate non solo da esigenze economiche, ma anche e soprattutto esistenziali, quindi assolutamente personali e da rispettare.
Il Brasile non è un paese per fare esperimenti, in cui basta aprire il chiosco sulla spiaggia per campare bene.

Prima di fare un investimento di tempo o denaro, prendete in considerazione ogni aspetto, non solo economico. Ricordatevi che non è detto che se avete avuto successo con un'attività in un Paese, dobbiate per forza averlo anche in un altro; ogni luogo ha le sue abitudini: studiate prima bene il mercato, i comportamenti d'acquisto, il modo di pensare dei consumatori.

Il visto
E' il primo ostacolo da superare. Non si può partire dall'Italia come turisti e cercare lavoro (almeno regolarmente). Lavorare senza un regolare visto (ricongiungimento familiare, investimento) è assolutamente illegale e non vi assicurerà alcun diritto né forma di tutela legale. 

Il visto per lavoro viene richiesto direttamente dall'azienda brasiliana che seguirà la trafila burocratica connessa. Può essere richiesto tramite consolato brasiliano in Italia, o tramite domanda alla  Coordenação de Imigração do Ministério de Trabalho. Potrebbero essere richiesti ulteriori documenti che attestino le vostre specifiche competenze.
In questa pagina trovate la lista (minima) dei vostri documenti necessari per richiedere il visto tramite il consolato di Roma.

Il visto per investimento è, teoricamente, più semplice del precedente, dipendendo solamente da voi e dalla vostra disponibilità economica. Si ottiene aprendo in Brasile una società con almeno un socio brasiliano partecipante (che può partecipare anche all'1%) con un capitale minimo di 150.000 Reais (circa 50.000 Euro). Deve poi essere prodotto un piano di investimenti triennale della societàe, dopo 2 anni.I soldi trasferiti  restano vostri ed avete tempo per decidere come investirli .Il trasferimento  comporta il pagamento di una tassa obbligatoria dello 0,38%  (IOF ), più le commissioni bancarie. In teoria, potreste anche investire solo una parte dei soldi per l'acquisto di una casa in cui abiterete o che metterete a reddito. L'ottenimento del visto non vi obbliga comunque a vivere sempre in Brasile, ma a rientrarvi almeno una volta ogni 2 anni. 
Dopo 3 anni bisognerà dimostrare che la società aperta esiste ancora e che il business plan è stato rispettato.
Nei fatti, comunque, le difficoltà burocratiche non mancano: potrebbero venirvi richieste integrazioni di documenti (in particolare relative al numero di dipendenti che intenderete assumere). 
Se volete evitare mal di testa aggiuntivi, rivolgetevi a qualche agenzia seria che si occupa di questa materia (posso consigliarla privatamente, oppure basta cercare sul web).
Il visto per ricongiungimento familiare, naturalmente consente di svolgere attività lavorativa. Sicuramente è il più facile da ottenere, ma non mi consiglierei mai di sposarvi o di fare un figlio con un/una brasiliana per ottenere un misero visto. 

Lavorare in proprio
La maggior parte dei nostri connazionali tenta questa strada. I settori preferiti:turismo, mercato immobiliare, ristorazione. L'investimento iniziale può variare anche di molto, a seconda dell'attività e della zona. Normalmente, le città più piccole richiedono costi più bassi per l'acquisto di immobili, ma bisogna assicurarsi che il "giro" di turisti sia sufficiente. 
Nella ristorazione la concorrenza non manca e bisogna fare molta attenzione alla scelta del personale e alla localizzazione, che determinerà il tipo di clientela che frequenterà il vostro locale. 
Nel mercato immobiliare i migliori affare si fanno acquistando un terreno e costruendovi, per poi vendere o affittare l'immobile finito. Ma le competenze richieste e la trafila burocratica non sono per tutti. 
Insomma, leggete quante più esperienze possibili nel web, andate sul posto e studiate bene il mercato. E non abbiate fretta.

mercoledì 24 luglio 2013

Disoccupazione giovanile in Brasile e Europa

Ho trovato interessante questo articolo di Miriam Leitao, di cui riporto anche la traduzione. La giornalista scrittrice confronta qui i problemi giovanili in Brasile (dove la disoccupazione è solo del 13,6 %, ma la mortalità molto elevata, soprattutto delle persone di colore) e quelli europei (con disoccupazione giovanile al 60% in Grecia, 54% in Spagna e 42% in Portogallo). Si comincia a parlare di una "generazione persa", senza possibilità di trovare un lavoro stabile, con ripercussioni sul piano psicologico ed affettivo. 
Mi sorge spontanea una domanda: ci siamo liberati di tanti dogmi nel secolo passato; adesso si ragiona in economia come se l'attuale modello fosse l'unico possibile, almeno così ci vogliono far credere. Ma è davvero così? Non esistono altre economie possibili? O forse sono troppi gli interessi di quei troppi pochi che continuano ad ingrassare le loro obese pance? E noi dobbiamo persino ritenerci fortunati...

fonte: www.globo.com

Risolvere i problemi dei giovani è un dovere di tutti

I giovani sono al centro delle preoccupazioni per trovarsi in pericolo sotto vari aspetti. Con la giornata mondiale della Gioventù in corso, questo è un buon momento per parlare di questo tema. Loro sono il futuro, come ha detto papa Francesco.

I pericolo sono diversi; fra questi, la disoccupazione. In Europa, è un problema molto attuale - il tasso medio è del 20%, arrivando al 60% in Grecia, 54% in Spagna e 42 % in Portogallo. Ma anche in Brasile, dove la disoccupazione non è elevata, è al 13.6% fra i giovani tra i 18 e 24 anni .

La OIT (Organizzazione internazionale del lavoro, ndr) ha pubblicato recentemente uno studio, mostrando che nel mondo ci sono 73,4 milioni di giovani disoccupati. L'altro problema è l'aumento del numdero di quelli che "né studiano, né cercano lavoro". Qui in Brasile sono 8,8 milioni di brasiliani fra i 15 e i 29 anni che si trovano in questa situazione, soprattutto donne. Ragazze che sono rimaste incinte presto e sono escluse dal mercato del lavoro e dalla scuola. Anche le droghe e lo scoraggiamento possono condurre i giovani a questo punto. Questi non compaiono nelle statistiche della disoccupazione perché non cercano un lavoro.
C'è poi il problema delle morti premature, sopratutto fra i giovani di sesso maschile. Il Brasile è il quinto Paese dell'America Latina con maggior numero di giovani morti per omicidio. Uno studio della Secretaria de Igualdade Racial ha mostrato come fra i bianchi nella fascia d'età dei 12 anni avvengono 1.3 omicidi ogni 100mila abitanti; nella fascia dei 21 anni, 37.3. Fra i neri, i numeri sono ben maggiori: da 2 si arriva a 89,6 ogni 100 mila abitanti.

Sono molti i pericoli che circondano i giovani. Pensare modi di risolvere questo problema è un dovere di tutta la società. Dovrebbe essere un argomento delle politiche pubbliche, ma pure le aziende, che invece chiudono le porte ai giovani senza qualifiche, potrebbero fare qualcosa, offrendo formazione a questi giovani che entrano nel mercato del lavoro. Pure opinionisti, ONGs e professori dovrebbero fare la loro parte.

Se loro (i giovani, ndr) sono le redini del futuro, la società corre il rischio di lasciarli impreparati.


Resolver os problemas que atingem os jovens é dever de todos

Os jovens estão no foco das preocupações por estarem em perigo em vários aspectos. Com a Jornada Mundial da Juventude em andamento, esse é um bom momento para conversar sobre o tema. Eles são o futuro, como disse o papa Francisco.
Os perigos são vários; um deles, o desemprego. Na Europa, é um problema muito presente - a taxa média está em 20%, chegando a 60% na Grécia, a 54% na Espanha e a 42% em Portugal. Mas mesmo no Brasil, onde o desemprego não é alto, a desocupação entre os que têm de 18 a 24 anos está em 13,6%.
A OIT lançou recentemente um relatório mostrando que há 73,4 milhões de jovens sem emprego no mundo. 
Outro problema é o aumento do número de "nem nem", de jovens que não estudam nem trabalham. Aqui, no Brasil, são 8,8 milhões de brasileiros entre 15 e 29 anos nessa situação, principalmente mulheres. Meninas que engravidaram cedo e ficaram de fora do mercado de trabalho e da escola. As drogas e o desalento também podem levar os jovens a essa situação. Eles não aparecem nas estatísticas de desemprego, pois não procuraram trabalho.
Há também a questão da morte prematura, que afeta principalmente os jovens do sexo masculino. O Brasil é o quinto da América Latina com mais mortes de jovens por homicídios. Um estudo da Secretaria de Igualdade Racial mostrou que, entre os brancos, na faixa de 12 anos, há 1,3 homicídios por 100 mil habitantes; na faixa dos 21 anos, 37,3. Entre os negros, os números são bem maiores: de 2 para 89,6 por 100 mil habitantes.
São muitos os perigos que rondam os jovens. Pensar em como resolver esse problema é uma obrigação de toda a sociedade. Tem que ser assunto das políticas públicas, mas as empresas, que fecham as portas para os que não tem qualificação, também podem fazer alguma coisa, oferecendo parte da capacitação desses jovens que chegam ao mercado. Formadores de opinião, ONGs e professores também podem fazer a sua parte.
Se eles são os donos do futuro, a sociedade corre risco em deixá-los desamparados.

martedì 23 luglio 2013

Trasferirsi in Brasile: i passi e le scelte da compiere

La voglia di cambiare
Siete stanchi dell'Italia? Avete bisogno di cambiare vita? Siete stufi di gente che si lamenta tutti i giorni per quello che non è e avrebbe potuto essere o fare? Bene, avete già compiuto il primo passo per lasciare l'Italia.
Ma dove andare? Esiste un Paese dove vivere una vita più umana, senza doversi ritrovare in mezzi ad estranei completamente diversi da voi e che vi guardano in cagnesco? In Asia e in Africa sarete sempre "stranieri", la cultura di tutti gli Stati di quei continenti è troppo diversa e lontana dalla nostra. Per carità, c'è chi diventa buddista o induista e cambia completamente vita. Ma io voglio considerare il 99% delle persone, gli italiani di tutte le età delusi dal loro Paese.
Non voglio qui dire che l'Italia è un Paese di persone tristi e senza speranza; solo che in molte località (io sono di una piccola città del centro) trovare la maniera di vivere, lavorare e, soprattutto, incontrare e conoscere persone con cui passare del tempo, invece di stare nelle proprie case, ipnotizzati dalle droghe multimediali dei computer, può diventare complicato e la vita appare sempre più monotona.

Analizzate la vostra vita e fatevi i conti in tasca
Siete singol? Avete una famiglia? Genitori anziani? Non basta avere un conto in banca consistente: non bisogna sottovalutare le difficoltà di adattamento e le reali motivazione che stanno alla base di una nostra insoddisfazione o voglia di cambiare. A volte, fuggiamo da delusioni sentimentali o lavorative e pensiamo di poter risolvere tutto solo cambiando terra: sappiate che i problemi e le ferite ve le porterete addosso, la soluzione è guardarli in faccia e superarli, non cercare semplicemente di non pensarci più.
Se, ad esempio, siete reduci da un fallimento "amoroso", come una separazione o un divorzio, aspettare del tempo prima di gettarsi fra le braccia di qualcun altro può essere l'occasione per capire in cosa cambiare nella prossima relazione; oppure, prendersi un periodo di tempo per dedicarsi agli altri: molte volte siamo troppo egocentrici e pensare anche ad altro può aiutarci a capire meglio noi stessi.
Detto ciò, dobbiamo analizzare la sostenibiltà finanziaria del nostro sogno-progetto, considerando pure che il Brasile non è poi così economico. Molto dipende dalle nostre esigenze: anche in Italia c'è chi vive con 400 Euro al mese e chi non gliene bastano 1.500. Se proprio vogliamo stabilire un tetto minimo per la sopravvivenza in una città del Nord-Est, potremmo aggirarci sui 400 Euro per una persona (a Luglio 2013, con cambio Euro-Real 2.95) che non vada al ristorante e show, non abbia un'automobile e, possibilmente, non abiti in un quartiere turistico. Che vita triste!, direte. A Salvador esistono cinema d'essai con ingresso gratuito e numerosi concerti gratuiti (senza citare il carnevale), non è mica l'Italia, dove si paga (salato) per rinchiudersi in una discoteca!

Evitare le illusioni
Non esistono Paesi o donne/uomini migliori: esistono Paesi con persone che, per cultura, storia e condizione economica, possono, a seconda del nostro carattere e della nostra storia personale, combinare meglio con noi stessi. Ad esempio, parlando di donne, non è che le brasiliane siano migliori: ne conosco molte insopportabili, terribilmente vanitose o alla ricerca del primo italiano da "spellare"; ma, dall'altro lato, forse l'emancipazione femminile direi quasi "rabbiosa" del nostro Paese ha fatto sì che la donna e l'uomo competano agonisticamente sul lavoro, come a casa, su chi è più bravo ed efficiente. Quando poi in televisione, ma anche in giro, vediamo donne, a volte pure uomini, che si vendono per poco. Lo so, l'ho fatta troppo semplice ed ho parlato da uomo, ma non volevo offendere nessuno.

Prendersi una vacanza e decidere regione e quartiere
E' il modo migliore per non illudersi e non "ricamare" troppo sui nostri sogni. Prendetevi, lavoro permettendo, più tempo possibile. Il Brasile è un Paese immenso, con una varietà di climi e ritmi di vita per tutti i gusti. Se amate il caldo e il mare e volete spendere meno (rispetto a Rio), vi consiglio il Nord-Est e Salvador in particolare. Il clima sarà piacevole tutto l'anno ed incontrerete una varietà incredibile di frutti e verdure durante tutto l'anno. Sarà una bella sensazione passare il Natale al mare, o mangiare l'uva a Marzo, o pomodori (non di serra) tutto l'anno a 1 Real al chilo.
Inizialmente, fate pure la vita del turista, ma successivamente cercate di entrare nella mentalità di chi vive lì: andate a vedere un quartiere residenziale alla portata delle vostre tasche (vedete gli annunci su un giornale o sul sito di qualche immobiliare per capire in quale quartiere potreste stabilirvi) e chiedete o recatevi sul posto per vedere se è un luogo "vivibile".

Visto permanente
Avrete bisogno del visto solo per stare per più di tre mesi consecutivi in Brasile. Trascorsi questi, dovrete stare altri 3 mesi fuori dal Brasile, prima di poter rientrare per altri 3. Infatti, gli italiani possono permanere 90 giorni ogni 180, per un totale di 6 mesi l'anno.
Per maggiori info invito alla lettura del post specifico http://vivereasalvador.blogspot.com.br/2013/06/visti.html

Vivere di rendita
Se avete una rendita in Italia (pensione o affitto) consideratevi fortunati. Fate bene i conti con le vostre esigenze e vedete se la rendita è sufficiente a coprire tutte le spese. Siate previdenti, considerate sempre una spesa leggermente superiore a quella prevista. 
Se non avete una rendita, ma avete un appartamento o casa in Italia, potreste affittarlo; oppure verificate con il ricavato dell'eventuale vendita se potreste comprare una casa in Brasile per abitarci e una o due da affittare (vedi post specifico su acquisto casa http://vivereasalvador.blogspot.com.br/2013/06/comprare-casa-in-brasile.html).

Lavorare in Brasile

Lavorare come dipendenti non è semplice: l'ottenimento del visto di lavoro deve avvenire prima di entrare in Brasile, a meno di casi particolari (vedi sito consolato Roma http://www.consbrasroma.it/vistos/temporaneo.html).
La stragrande maggioranza di italiani emigrati in Brasile ha tentato l'avventura di un'attività in proprio: dall'import-export, al classico ristorante o pizzeria, dalla gelateria alla pousada. Vedrete voi stessi la fantasia dei nostri connazionali nell'inventarsi un mestiere. Proprio questo è il punto: non improvvisare, ma seguire comunque una qualche passione, dopo aver verificato la fattibilità del progetto. Molti connazionali, infatti, sono costretti a tornarsene in patria con la coda fra le gambe e diversi soldi in meno. Aprire un'attività in Brasile è sicuramente meno costoso che in Italia (non meno burocratico), ma non è comunque una passeggiata.
Sfruttate il periodo di vacanza e, una volta trasferiti, prendetevi del tempo e guardatevi sempre intorno, anche per capire le esigenze della città e del quartiere che avrete scelto. Conta poi moltissimo il target (in Brasile la popolazione è divisa in fasce di reddito): individuare la localizzazione in base alla fascia di reddito che volete raggiungere è il primo passo.
Quindi vedete la situazione del settore di mercato in cui volete entrare (quante altre attività uguali alla vostra esistono in zona, cosa fareste voi di differente, perché non ce ne sono in una certa zona, ecc.).
Sono restato molto sul generale; per maggiori dettagli potete cercare i post specifici linkati o anche commentare questo. 
Un saluto e alla prossima!

lunedì 8 luglio 2013

Il Brasile apre ufficialmente le porte ai medici stranieri

Sei medico e vuoi immigrare in Brasile? Vuoi guadagnare quanto o più che in Italia? Ti piace il Brasile non turistico, lontano dal traffico metropolitano? Allora il Patto Nazionale della Salute annunciato da Dilma fa al caso tuo. La presidenta ha infatti ufficializzato la voce che circolava da un po', cioè l'apertura ai medici stranieri disposti a ricoprire posti di lavoro scoperti per mancanza di candidati brasiliani. Il salario offerto è di 10mila Reas e non è previsto un esame di verifica delle conoscenze, ma un periodo di 3 settimane durante il quale una università pubblica verificherà le reali capacità e professionalità del candidato. E' naturalmente necessaria anche la conoscenza basica del portoghese.
L'ordine dei medici, come gli ordini di tutto il mondo, non è d'accordo con la novità. Neanche i medici cubani saranno soddisfatti, visto che a maggio il governo brasiliano aveva dichiarato che stava discutendo con Cuba l'importazione di 6,000 medici. Adesso i "preferiti" saranno spagnoli e portoghesi. Dopo, forse, vengono gli italiani.

fonte:www.reuters.com