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martedì 10 giugno 2014

L'altra faccia della Coppa: non giriamoci dall'altra parte

fonte: www.vita.it

Brasile: Il vero prezzo dei Mondiali

di Ottavia Spaggiari

Un documentario d'inchiesta girato dal danese Mikke Keldorf, racconta l’impatto devastante che la Coppa del Mondo ha avuto sulle popolazioni locali, le vittime più fragili i meninos de rua


E’ l’anima nera dei Mondiali, ignorata dalla FIFA e nascosta ai riflettori, quella raccontata daThe Price of the World Cup, Il prezzo della coppa del mondo, appunto, ildocumentario/reportage girato da Mikkel Keldorf, giornalista sportivo danese, prestato all’inchiesta per investigare l’impatto che la preparazione della Coppa del Mondo ha avuto sulle popolazioni locali. Nella terra del football, in cui a pallone giocano tutti, dai ragazzi delle scuole private ai meninos de rua, rendendo la palla una delle cose più democratiche, del Paese, il “piano di sviluppo” per prepararsi al più grande torneo di calcio del mondo ha avuto un impatto devastante su centinaia di migliaia di persone, costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. A pagare il prezzo più caro i bambini di strada.
Fortaleza, dove si giocheranno sei partite, è la città col più alto tasso di criminalità in cui si siano mai giocati i Mondiali. 1 omicidio ogni 73 mila abitanti. Nel tuo documentario viene denunciata l’emergenza diritti umani e l’escalation di violenza da parte della polizia nei confronti delle persone che vivono per strada, adulti e bambini. Come se la Polizia volesse sventare il pericolo criminalità, eliminando fisicamente i meninos de rua e i senza tetto. Come hanno reagito il governo brasiliano e la FIFA a queste accuse gravissime?
In nessun modo. Durante il documentario avevo provato ad avere un contraddittorio ma nessuno ha accettato di intervenire né dalla FIFA, né dal governo brasiliano. L’unica risposta che ho ottenuto è un’e-mail della polizia di Fortaleza che, infatti, ho ripreso. La polizia dichiara che non sono state registrate vittime tra i bambini di strada negli interventi armati. Il che però è smentito dai dati che mi ha fornito il registro anagrafico dei bambini di strada realizzato da seiONG locali. Da quando il Brasile ha vinto l’appalto per i Mondiali la polizia ha ucciso 885persone all’anno. Dall’inizio dell’anno, solo a Fortaleza, sono stati uccisi 121 bambini di strada.
Credi che avere gli occhi del mondo puntati addosso possa spingere il governo ad un cambio di marcia e in qualche modo promuovere il rispetto dei diritti umani nel Paese?
E’ difficile da dire. Credo possa essere possibile per un breve momento. Dopo che il miodocumentario è uscito, so che il Ministero degli Interni ha inviato al Sindaco di Fortaleza una serie di raccomandazioni sul comportamento che la polizia e l’amministrazione locale deve tenere con i bambini di strada e con i senza tetto. Questo è un segno positivo ma non credo che sul lungo periodo i Mondiali potranno avere un impatto positivo sul miglioramento delle condizioni di vita delle persone più vulnerabili.
The Price of the World Cup denuncia l’impatto drammatico, a volte addirittura tragico, che la Coppa del Mondo ha avuto sulle popolazione locali. Ci sono stati casi però, in cui i Mondiali, catalizzando l’attenzione sul Brasile, hanno in qualche modo aiutato a promuovere il lavoro delle ONG nel Paese?
Personalmente credo che sia frutto di una percezione distorta pensare che i mondiali abbiano contribuito a porre l’attenzione sui temi sociali del Paese. Si tratta di problemi molto complessi, profondamente radicati e non sono state portate avanti politiche sociali per promuoverne la risoluzione. In realtà credo sia avvenuto il contrario. Credo che la Coppa del Mondo abbia contribuito a peggiorare la situazione. 200 mila persone hanno perso la propria abitazione per lasciare spazio alle nuove infrastrutture. A Rio, dove 150 famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case per la costruzione della teleferica, gli abitanti rimasti fanno ancora più fatica ad arrivare alla fine del mese, perché i prezzi, in vista dei Mondiali, sono schizzati. Sicuramente l’attenzione del mondo c’è, ma le condizioni di vita, già difficili, di centinaia di migliaia di persone, sono state peggiorate dall’impatto della Coppa del Mondo. E’ come se si fosse fatto un passo avanti e due passi indietro, un po’ come dire: “è positivo il fatto che, grazie ai Mondiali, abbiamo l’attenzione del mondo, così adesso tutti possono vedere quando la Coppa del Mondo abbia peggiorato la nostra situazione”. Per me non ha alcun senso.
Qual è stata l’esperienza più scioccante per te, mentre giravi il documentario?
Sicuramente il viaggio a Fortaleza. Lì ho assistito alle disuguaglianze sociali più stridenti. Ho bevuto un bicchiere di vino a casa di un miliardario e cinque minuti dopo ho parlato con bambini di strada che fumavano crack ma non avevano soldi per comprarsi da mangiare o da bere. Mi ha colpito moltissimo vedere la percezione che gli altri abitanti della città hanno di questi bambini. Sono visti come delle piccole minacce, colpevoli di rendere la città pericolosa, non sono neanche più percepiti come esseri umani. Credo che il Brasile debba davvero iniziare ad occuparsi di questi problemi alla radice, invece di pianificare soluzioni a breve termine che finiscono solo per beneficiare poche persone. Se non si cambia approccio, non credo sarà possibile eradicare la violenza, specialmente nel Nord Est del Paese.  

mercoledì 31 luglio 2013

I "barboni" a Salvador: storie ed esperienze di accoglienza

Qualche domenica fa un mio amico sacerdote missionario a Salvador mi ha fatto conoscere, dietro mia specifica richiesta, una delle case di accoglienza di accoglienza per senzatetto, situata vicino all'Av. Suburbana (già il nome dice tutto), una strada che collega la zona nord di Salvador con l'estrema periferia. Bisogna scendere in una stradina molto ripida che, al posto del marciapiede ha un bel canaletto a cielo aperto che raccoglie gli scarichi delle case. La casa di accoglienza è di proprietà della diocesi, in "concessione" ad una donna di 40 anni che, da sola, si prende cura di persone che, lasciata la strada, trovano qui il primo rifugio in vista di un reinserimento nella società. Sì, perché, spiegano, chi vive in strada è escluso da tutto e da tutti e più tempi ci passa più è difficile il suo ritorno ad una vita normale. Si perde il lavoro, la famiglia, gli amici, la dignità; infine, sé stessi. Perché il problema abitazionale è, in realtà, secondario: quello che più fa male è la gente, che bolla i "barboni" come fannulloni, o drogati, o malati mentali, o pericolosi criminali. Sono UOMINI e DONNE, non meno di quanto lo siamo noi! Ma in una società che definisce le persone in base al loro lavoro, uno stato di disoccupazione, unito alla mancanza di una dimora basta, secondo il senso comune, a perdere la dignità di persona.


Ci offrono un succo e una merenda che preparano all'istante. Ci sono 2 ragazze e 3 uomini e ci fanno domande su chi siamo e cosa facciamo a Salvador, mentre siamo seduti attorno ad un tavolino. La ragazza più giovane è la più aperta e ci racconta come trascorre le sue giornate, fra attività nella casa e vendita del giornalino "Aurora da Rua" (vedi sito ufficiale www.auroradarua.org.br); accenna anche a delle medicine che deve prendere, probabilmente tranquillanti, ma è in tutto una persona normale. Si nota anzi in lei quella sensibilità tipica delle persone che hanno sofferto, ma che non hanno smesso di sperare e credere nelle persone. Gli altri "accolti" sono piuttosto silenziosi, tranne un uomo sulla cinquantina che mi chiede di dove sono e per quale squadra italiana tifi; lui ha un viso "vissuto", magrissimo, scavato dal sole e da 15 anni di strada. 

Chiedo loro qualcosa sulle politiche della prefeitura, che a Salvador mantiene anche un dormitorio nella Cidade Baixa; lo conoscono, ma "là c'è molta confusione, i funzionari sono addetti alla sicurezza che hanno solo il compito di evitare tafferugli e non c'è la minima organizzazione o dialogo con loro". 
La responsabile ci mostra poi il retro della struttura, con un piccolo orto e i dormitori per uomini e donne e ci parla della storia del Movimento População de Rua di Salvador. Qualcosa negli ultimi anni è migliorato: ad esempio la diocesi di Salvador ha dato in concessione gratuita la chiesa della Trinità, situata nel quartiere Calçada, che è diventata sede dell'omonima comunità, che ha pure un blog con maggiori informazioni e iniziative http://igrejadatrindade.blogspot.com.br/. 


Torniamo a parlare e il discorso cade sull'amicizia e di quanto sia importante quando non si hanno molte cose, perchè avere amici significa essere pronto ad aiutare ed essere aiutati, avere una mano pronta a darti forza nei momenti difficili. La raggaza più spigliata mi regala 2 numeri del giornalino Aurora de Rua. Riporto qui una storia che ho trovato sul numero di Dicembre.

Dio nella strada (di fratello Henrique, pellegrino della Trinità)
Sapere di essere amato


Senza accorgersene, Dio si era sdraiato nella panchina della piazza, sotto un albero rigoglioso, coprendosi con una coperta troppo corta. Il calore del giorno, il movimento della città vicina alle feste di fine anno, il viavai delle persone nelle strade lo avevano stancato molto. 


Dio dormì profondamente... Le luci della città erano scomparse. Il rumore costante delle auto sembrava ormai distante.
Poco prima dell'alba, Dio percepì che stava piovendo: un'arietta fresca dava sollievo dopo il caldo umido del giorno. Si sentiva ben raccolto, all'asciutto dalla pioggia. 

Gli uccelli annunciarono l'alba. Ancora era scuro, Dio non aprì gli occhi. Restò sdraiato nella panchina, ascoltando il concerto della natura. Un'immensa felicità lo riempì. Sentì una grande armonia in quest'alba, dopo una notte trascorsa in strada.
Dio ripensò alla notte: la stanchezza, la panchina della piazza dove si era addormentato, la pioggia che lo aveva rinfrescato, il canto degli uccelli, la luce che ancora non era tornata...
Allora percepì che qualcosa era cambiato: perché non si era bagnato? Perché la luce non lo aveva ancora svegliato? Si girò e aprì lentamente gli occhi: un grande cartone lo copriva sopra e ai fianchi, proteggendolo dalla pioggia e dalla luce del giorno. Dietro alla sua testa, seduto perchè non c'era spazio per sdraiarsi, qualcuno teneva il cartone con la mano. Qualcuno che era stato così durante tutta la notte, proteggendo il suo amico di strada. Dio lo guardò, lo riconobbe e soavemente pronuncio il suo nome:
"Amiguinho!" (lett. amichino)
Quello abbassò la testa, e, sorridendo, rispose: "Amigão!".

Con dei gesti, Amiguinho disse a Dio che aveva dormito come un bambino. Dio sorrise e rispose che era merito delle sue attenzioni. Amiguinho indico il suo cuore e distese la mano a toccare il cuore di Dio. Dio chiuse gli occhi, lasciò che una lacrima gli bagnasse il volto, sentì un benessere immenso... Seppe di essere molto amato...
Sedette, abbraccio Amiguinho e sussurrò al suo orecchio:
"La tua amicizia mi fa molto bene..."
(fonte: giornale Aurora da Rua)

Sulla comunità da Trinidade consiglio vivamente la visione di questo video che racconta la sua storia e quella del suo fondatore, un monaco francese che, venuto a Salvador, ha deciso di vivere in strada con gli ultimi, prima di stabilirsi nell'allora abbandonata chiesa della Trinità. http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=4bbQdTRs3RI