Visualizzazione post con etichetta viaggiare in brasile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viaggiare in brasile. Mostra tutti i post

martedì 24 marzo 2015

Disastri aerei: quali compagnie evitare?

Nonostante gli ormai numerosi viaggi intercontinentali, ogni volta che devo prenotare un volo sono sempre teso: la data e l'orario del viaggio potrebbero fare la differenza molto più di quanto pensi... 
Per cercare di tranquillizzarmi, ho cercato quali sono le compagnie aeree più sicure, ovvero quelli che, nella loro storia, hanno subito meno disastri aerei.
Per arrivare ad una vera e propria classifica, bisogna considerare il numero totale di voli di una compagnia aerea e il numero di incidenti aerei. Ecco quanto ho scoperto.
Linea aerea Voli (milioni) Incidenti fatali Incidente fatale piu' recente Rateo incidenti (sopra/sotto la media)
Aer Lingus 1.51 0 1968 -46%
Aeroflot Russian Airlines 2.24 2 2008 +131%
Air Europa 0.83 0 Nessuno -26%
Air France 7.28 5 2009 +80%
Alitalia 4.40 1 1990 -35%
Austrian Airlines 1.17 0 (1960) -36%
British Airways 6.19 0 (1976) -189%
British Midland 2.33 1 (1989) -31%
EasyJet 2.29 0 Nessuno -70%
Finnair 2.32 0 (1963) -71%
Iberia 4.52 1 (1985) -38%
Icelandair 0.62 0 (1951) -19%
JAT Yugoslavian Airways 0.57 0 (1973) -18%
KLM Royal Dutch Airlines 3.39 1 1994 -95%
Lufthansa Airlines 9.37 2 1993 -264%
Malev- Hungarian Airlines 0.78 0 (1977) -24%
RyanAir 2.85 0 Nessuno -87%
SAS Scandinavian Airlines 6.87 1 (2001) -110%
TAP Air Portugal 1.35 0 (1977) -41%
Transaero airlines 0.21 0 Nessuno -6%
Turkish Airlines 2.34 3 (2009) +103%
Ukraine Int. Airlines 0.19 0 Nessuno -6%
Virgin Atlantic Airlilnes 0.29 0 Nessuno -9%
fonte: http://planecrashinfo.com/rates.htm


Di seguito la classifica stilata dalla JACDAC sulla sicurezza dei voli, JACDEC ha pubblicato, quindi,  una relazione che prende in considerazione tutti gli incidenti che hanno coinvolto gli arei negli ultimi 30 anni di attività, in relazione all’indicatore dei passeggeri per chilometri. Le compagnie esaminate sono state 60.

Al primo posto la compagnia di bandiera finlandese, FINNAEIR.
Seconda posizione per AIR NEW ZEELAND che dal 1940, anno della sua nascita, non è stata coinvolta in nessun incidente aereo.
Terza posizione per la CATHAY PACIFIC, compagnia che opera dal 1945.
Quarta posizione per la compagnia EMIRATES che ha iniziato a volare il 25 ottobre 1985.
Quinto posto per ETIHAD, la compagnia fondata nel luglio del 2003 dallo Shaykh Khalifa bin Zayed Al Nahayan. Ha iniziato le attività nel novembre 2003
Sesta posizione per L’EVA AIR, una compagnia aerea di Taiwan che ha per hub l’aeroporto di Taipei-Taoyuan e basi l’aeroporto di Kaohsiung e l’aeroporto di Bangkok-Suvarnabhumi, in Thailandia.
Settimo posto per la TAP PORTUGAL: La compagnia portoghese è in attività dal 1946 e si è aggiudicata il settimo posto tra le compagnie più sicure del mondo.
Ottavo posto per L’HAINAN AIRLINES, una compagnia aerea cinese, con sede ad Haikou. Fondata il 18 ottobre 1989, è la più grande compagnia aerea privata della Cina. Il 1º dicembre 2011 alla compagnia è stata assegnato un rank di 5 stelle dalla società Skytrax, è la prima compagnia aerea cinese a ricevere questo riconoscimento; è anche segnalata come SKYTRAX Approved Airline
Nona posizione per la VIRGIN AUSTRALIA, Compagnia aerea in attività dal 2000. E’ la seconda compagnia aerea australiana. È di tipo low cost ed ha sede a Brisbane
Decima posizione per BRITISH AIRWAYS, compagnia in attività dal 1919.

E le low cost? In classifica anche EASYJET che rientra nelle prime 20 compagnie più sicure al mondo, posizionandosi al 17esimo posto mentre, RYANAIR è solo al 32esimo posto della classifica delle compagnie più sicure.
ALITALIA si trova invece al ventiduesimo posto nella classifica di JACDAC. Mediamente sicura insomma.

Quali invece le compagnie più pericolose?
PODIO  DEL TERRORE:
Nella classifica del centro studi  JACDAC il primo, e poco ambito, posto spetta a
CHINA AIRLINES, compagnia di Taiwan. Sotto l’egida di China Airlines sono morte 264 persone, le ultime dei quali ormai cinque anni fa. Numeri che, come nota Handelsblatt, trasmettono un segnale poco rassicurante a chi vorrebbe volare con questi aerei.
TAM AIRLINES, compagnia brasiliana, è sprofondata nella graduatoria della sicurezza nel 2007. Ora occupa il secondo posto per velivoli più pericolosi, una posizione da podio conquistata con il tragico incidente del 2007. Allora un Airbus A320 della TAM colpì un edificio dell’aeroporto di San Paolo, esplodendo successivamente e così causando circa 200 morti.
L’ultima piazza del podio del terrore spetta a AIR INDIA, che nel 2011 non fu più accolta nella Star Alliance guidata da Lufthansa. La compagnia indiana è nota per le sue difficoltà economiche, e l’ultimo incidente che ha coinvolto un suo velivolo si è verificato tre anni fa.
Al quarto e quinto posto chiudono questa ideale Top Five del terrore aereo due compagnie ancora una volta sudamericana ed asiatica.
La quarta più insicura è la brasiliana  GOL TRANSPORTES AÉREOS, fondata nel 2000 e vittima di un gravissime incidente nel 2006, dove morirono tutti i 154 passeggeri.
La quinta piazza spetta invece a KOREAN AIRLINES, che ha registrato ben nove incidenti negli ultimi 30 anni. Un numero piuttosto consistente, che però si è praticamente interrotto nell’ultimo decennio. 
Nella Top 10 invece c’è una compagnia americana, che chiude proprio al decimo posto tra le più insicure – la SKYWEST AIRLINES .
Le peggiori d’Europa?
Nella top ten delle peggiori in realtà  mancano aziende di provenienza europea. La peggior compagnia della Ue presente nella classifica di JACDAC  è la svedese SAS SCANDINAVIAN AIRLINES. Nel 2007 su verificarono ben tre guasti ai suoi  Bombardier Aerospace Q400, che provocarono l’uscita dalla flotta di questi velivoli. Da allora situazione tranquilla, per la felicità dei passeggeri scandinavi.
Tra le peggiori 20 c’è in diciannovesima posizione AIR FRANCE, che paga ancora il tragico incidente del 2009, quando morirono più di 200 persone in un volo da Rio verso Parigi.

Per gli appassionati del genere (si fa per dire), lascio il link di una pagina wikipedia con la lista di tutti gli incidenti aerei Lista_di_incidenti_aerei_per_numero_di_vittime
Insomma, a parte casi specifici, è difficile decidere in base a certi dati: continuo a pensare che il fattore casualità, dicesi "culo" conti davvero molto. Però TAP e AIR EUROPA, per quanto riguarda i voli ITALIA BRASILE restano le mie preferite.
 
A voi la scelta!

fonte: http://www.retenews24.it

martedì 17 giugno 2014

Prima di venire a Salvador, imparate un portoghese basico!

Ma il portoghese si capisce?
Vabbé che noi italiani ci facciamo capire dappertutto con la minima, però non guasta studiarsi un minimo di portoghese prima di arrivare in Brasile. Vi assicuro che risparmierete anche un bel po' di Reais. 
Tanti amici italiani mi chiedono se il portoghese è facile: dipende! Scritto può sembrare molto semplice, basta imparare quelle parole (verbi soprattutto) "chiave" e il senso più o meno viene naturale.
Ma il portoghese parlato è un'altra cosa. 
Sotto pubblico un divertente servizio di una giornalista che si è finta straniera (di lingua inglese) per le strade di Salvador durante i mondiali. Il risultato: neanche nei punti turistici conoscono un minimo di inglese. Un'opportunità in più, quindi, per chi conosce questa lingua e vuole trovare lavoro nel turismo.

fonte: www.correio24horas.com.br

Disfarçada de gringa, repórter do CORREIO sofre em dia de turista

Por um dia, repórter incorporou uma turista da Bósnia que precisava comer e passear por Salvador

Amanda Palma (amanda.palma@redebahia.com.br)
Atualizado em 17/06/2014 08:26:36
  

É difícil ser gringo no Brasil, na Bahia, em qualquer ponto de Salvador. Não é preciso falar nada muito complexo em inglês para que a comunicação seja praticamente impossível sem mímica. E como gringo parece ser sinônimo de dinheiro, tudo que se pergunta, a resposta é o valor do item. Por um dia, eu incorporei a turista da Bósnia que precisava comer e turistar em Salvador.
E não foi fácil. No McDonald's, foram 10 minutos até que eu conseguisse um milkshake de morango. “Can you help me?”, perguntei a um dos atendentes na lanchonete, que tem um cardápio com sanduíches inspirados em sete países do Mundial. Ele não entendeu e chamou outra garçonete para tentar, sem êxito, me ajudar.
Pedi então uma porção de batatas fritas (french fries). “Não, não, não”, ela me disse. Fiquei sem entender porque ali não teria batatas fritas, mas depois percebi que o problema era a falta de inglês mesmo. Então, ela me mostrou uma das comandas onde os pedidos aparecem em inglês.
Resolvi facilitar e apontei para o shake de strawberry (morango). “Vanilla?”, me perguntou a atendente e eu tive que apontar de novo, quase dizendo em um bom baianês que queria era um simples milkshake de morango.
A gerente tentou ainda improvisar um espanhol, mas percebemos que a mímica seria melhor para eu escolher o tamanho da bebida. Se para mim, falsa gringa, foi difícil pedir, pior foi para o grupo que chegou depois de mim na lanchonete.
Quatro gringos, que nem eu consegui entender de onde eram, já que eles misturavam espanhol, português e inglês, tentavam pedir um Mc Cheddar, sem cebola. Um deles precisou ir atrás do balcão e apontar para a imagem do sanduíche onde havia cebola e dizer “no, no”.
Um dia antes, no Shopping Iguatemi, foram necessários seis atendentes da rede para explicar a um espanhol a diferença entre grelhado e empanado. A solução foi levar o gringo pra cozinha e mostrar um taco de frango na grelha.
Bom, se no Mc Donald's, uma rede internacional, dizer strawberry é complicado, no Pelourinho, um ponto turístico da cidade, a situação não é muito diferente. No dia da festa dos holandeses, que coloriu o Terreiro de Jesus de laranja, entrei em três lojas no Largo do Cruzeiro de São Francisco e foi tudo na base da mímica. Apenas um lojista sabia falar inglês, quase incompreensível.

Tentei explicar que não era o valor que me interessava: “No, no, another color”. Ela continuou sem entender. Já aflita, apontei para o vermelho e disse “another color, understand?”. Finalmente ela entendeu e disse, em português, que só tinha bolsa bege.
Achei meu look de gringa meio falso e fui completar com um daqueles chápeus clássicos. Entrei na loja, olhei, olhei e nada. Ninguém veio me atender. Vi umas bolsas de palha interessantes, mas eram todas beges. Perguntei se tinha de outra cor: “Do you have another color?”. Ela olhou a etiqueta e me disse o preço. 
Olhei bonés e chapéus de várias cores. Perguntava por outros tons e ela ainda não tinha entendido, sempre me dizia o preço em português. Como estava difícil entender, ela pegou a calculadora e começou a digitar os valores.
Comprei o chapéu e fui em outra loja procurar por uma camisa tipicamente de turista. Tinham várias, é verdade, o que faltava mesmo era vocabulário para a lojista me explicar sobre os orixás e as estampas de cada camisa.
“What is that?”, apontei, perguntando o que era a imagem de Iansã estampada em uma blusa. “É 65 reais”, respondeu a lojista, em português, me mostrando a etiqueta. Desisti. Eu “não entendia” nada mesmo. Na última loja, o atendente até me fez uma promoção para uma camisa do Brasil. “For you, sixty”, algo como “Para você é R$ 60”.
Deu tempo também de passar no camelódromo da Avenida Sete. Eram tantas camisas do Brasil à venda que eu não poderia perder a oportunidade de ficar ainda mais gringa. Conversei com três ambulantes por mímica e só uma arriscou o inglês: “É torifaive”, disse na tentativa de falar twenty five (25).
Para finalizar, não podia faltar o famoso bolinho de feijão, até por que o que é uma turista sem comer acarajé no Pelourinho?  Lá vou eu até uma baiana de acarajé, que ficou com cara de temerosa logo no “Hi!”. “What is this?”, apontei para as cocadas no balaio.
Ela não entendeu e me disse o preço com sete dedos. Depois, com muito custo, me explicou que era “coconaite com açúcar”. Fiz cara de que entendi, achei mais prudente. “E esse aqui é o famoso acarajé”, me explicou em português, apontando para o bolinho de feijão. E o abará? “Olhe só, é a mesma massa, - me mostrou – só que um é frito e o outro é cozido”, disse em português. E gringo sabe o que é frito ou cozido? Como a boa vontade em explicar já tinha acabado, fui tentar um táxi para a Barra.
Foi quando vi duas espanholas discutindo com um taxista por ter que pagar R$ 10 em um trajeto mínimo. “Não é possível, nós andamos muito pouco para ter que pagar esse valor. Não vamos pagar. O táxi ficou parado!”, bradava a jovem, chateada com a situação.
O taxista já tinha perdido a paciência tentando explicar que o taxímetro tinha rodado, mesmo parado e que ele não tinha culpa do engarrafamento. Eles continuaram discutindo, agora com a ajuda de um agente da Transalvador, que tentava mediar o conflito. No fim, a turista teve que pagar. E eu desisti do táxi, porque já estava difícil demais ser gringa na minha cidade.